brick-in-the-wallPortare in Aula un “caso” simbolo della scelleratezza di un amministratore pubblico e chiederne una interrogazione al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali è un esercizio che fa riguadagnare un punticino alla considerazione dell’efficacia della politica nei confronti dei cittadini.

Per troppi anni ho assistito a promesse demagogiche con cui i politici invadevano, ed invadono, le TV ed i giornali. Se queste promesse si fosserro trasformate in azioni, oggi l’Italia sarebbe il posto più bello e più ricco del mondo; sarebbe un’isola felice in cui tutto funzionerebbe ed ognuno farebbe a gara per viverci.

Purtroppo questo è solo un bel sogno; la realtà è, ahimè, diversa. La politica fallisce perché preferisce sprecare energie dietro i problemi giudiziari di una persona, dietro le discussioni sulle grandi opere, dietro gli accordi sulle spartizioni delle poltrone. Il dramma è dato dal fatto che anche l’informazione si è adeguata a questo modo di vedere la politica ed il pessimo rislutato è l’offerta televisiva di massa che gli italiani subiscono ormai come automi in una catena di montaggio (ricordate il video dei Pink Floyd: Another brick in the wall).

Il “caso” succitato riguarda Emanuele, dipendente del Consorzio di Bacino, che, a causa di una disabilità, lavora da oltre un anno con una mansione inferiore rispetto a quella per cui era stato assunto. Ciò era stato deciso, in accordo con il lavoratore, nel giugno del 2012 dopo regolare parere e certificato medico che autorizzava tale nuova mansione.

Improvvisamente il Commissario Sig. Corona, ha deciso che questo lavoratore è diventato non idoneo e pertanto da sospendere senza retribuzione.

Mi chiedo cosa passa nella mente di un uomo nel prendere una decisione simile. Mi chiedo se, in tale scelta, venga valutato cosa c’è dietro a quello stipendio mensilmente percepito con grande dignità.

Un amministratore pubblico, seppur di nomina politica, dovrebbe saper AMMINISTRARE da buon padre di famiglia. Nessun cittadino dovrebbe avere la sensazione che le sue scelte, da cui dipende il futuro dei lavoratori, siano il frutto di una volontà politica di parte e non dettate dal principio sopra enunciato.

Credo che una delle azioni che la politica dovrebbe compiere è proprio nel cambio delle regole di nomina degli amministratori pubblici. Non più incarichi politici, ma tecnici sulla base di esperienza e grande responsabilità degli uomini che occuperanno quelle poltrone. Nel frattempo che la legge impone ancora l’occupazione di incarici importanti su scelta politica, farei appello al buon senso ed alla razionalizzazione delle scelte.

La cosa che rende ancora più grave questo episodio è la mancanza di volontà all’interlocuzione con le organizzazioni sindacali che si sono schierate in difesa del lavoratore, al punto di creare una rottura cosi come denunciato da un comunicato stampa emesso ieri dall’Unione Sindacale di Base – Federazione di Salerno.

Io non entro nel merito tecnico, ma ritengo un mio obbligo intervenire affinché i diritti dell’uomo e del lavoratore non vengano lesi. Un atto simile potrebbe costituire un gravissimo precedente che annullerebbe anni di lotta dei lavoratori per conquistare diritti ormai inalienabili a favore di un gioco di potere che non ha alcun senso.

Invito quindi gli amminsitratori e le rappresentanze dei lavoratori a riaprire un dialogo affinché Emanuele possa continuare ad occupare, nel pieno dei suoi diritti, quel posto di lavoro.

Probabilmente, partendo dal singolo caso, anche i vertici ministeriali possono iniziare un diverso modo di esercitare la loro influenza sui cittadini, guardando un po’ più alla dignità ed un po’ meno al proprio interesse.

Silvia

pdf - Interrogazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali – Consorzio di bacino

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