Schermata-2012-12-19-a-15.49.57Federico Perna, 34 anni, è morto l’8 novembre 2013 nel carcere di Poggioreale.

I familiari, che avrebbero appreso della sua morte dalla lettera di un compagno di cella, hanno dichiarato di non aver ancora ottenuto risposte certe a riguardo: c’è chi dice che sia morto in ambulanza, chi dice nell’infermeria del carcere, chi, invece, sosterrebbe che sia deceduto in ospedale.

Il fatto certo è che Federico Perna non doveva essere in quel carcere.

I dirigenti sanitari, infatti, avevano già sostenuto, nei rapporti clinici scritti nelle carceri in cui era passato il detenuto, l’incompatibilità con la detenzione a causa del suo stato di salute.

Può una madre ricevere una telefonata in cui il figlio le dice di “perdere sangue dalla bocca quando tossisce” e poi ritrovarselo senza vita?

L’informazione di Stato continua a non contribuire in maniera decisa ed ignora questi fatti rendendosi complice del reato di omertà che sta uccidendo questo Paese.

Forse perché lo scandalo degli “Amici” di un Ministro della Giustizia, che intrattiene conversazioni telefoniche con familiari di personaggi con cui intreccia rapporti ventennali e che sfociano in affari di dubbia moralità, sono motivo di maggior audince e più appetibili dagli sponsor?

Perché un Ministro della Giustizia dovrebbe essere “garantista” di “amici” di famiglia (per interessi privati) anziché impegnare il tempo ad interessarsi della “povera gente” che ogni giorni subisce umiliazioni nelle carceri non più luoghi di recupero ma depositi umani di persone considerate relitti da questa società.

Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia chiedendo, sostanzialmente, due cose:

  • se ritiene opportuno attivare, per quanto in suo potere, protocolli più chiari nei confronti dei dirigenti sanitari, che operano nelle strutture carcerarie, affinché i loro referti sulle condizioni di salute risultino strumenti efficaci ed obblighino i responsabili all’immediato trasferimento dei detenuti nelle strutture ospedaliere ove se ne ravvisino le necessità.
  • se intende adottare le misure necessarie affinché i responsabili delle carceri italiane siano indotti al rispetto della citata circolare affinché siano garantiti i diritti dei familiari dei detenuti ad una corretta e repentina informazione rispetto a quanto accade ai detenuti stessi all’interno dei penitenziari.

Spero vivamente che l’esecutivo di questo Paese, inizi ad agire nei confronti dei responsabili delle carceri affinché si rispettino le circolari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare quella che si riferisce alla trasparenza, ovvero la G-DAP-0397498-2011 dell’11/10/2011.

Silvia

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